689 102. Quantunque questo uomo beato non avesse
ricevuta nessuna formazione di cultura umana, tuttavia, istruito
dalla sapienza che discende da Dio e, irradiato dai fulgori
della luce eterna, aveva una comprensione altissima delle
Scritture. La sua intelligenza, pura da ogni macchia, penetrava
le oscurità dei misteri, e ciò che rimane inaccessibile
alla scienza dei maestri era aperto all'affetto dell'amante.
Ogni tanto leggeva nei Libri Sacri, e scolpiva indelebilmente
nel cuore ciò che anche una volta sola aveva immesso
nell'animo. «Per lui, la memoria teneva il posto dei
libri», perché il suo orecchio, anche in una
volta sola, afferrava con sicurezza ciò che l'affetto
andava meditando con devozione. Affermava che questo metodo
di apprendere e di leggere è il solo fruttuoso, non
quello di consultare migliaia e migliaia di trattati. Riteneva
vero filosofo colui che non antepone nulla al desiderio della
vita eterna. Affermava ancora che perviene facilmente dalla
scienza umana alla scienza di Dio, colui che, leggendo la
Scrittura, la scruta più con l'umiltà che con
la presunzione. Spesso scioglieva con una sola frase questioni
dubbie e senza profusioni di parole dimostrava grande intelligenza
e profonda penetrazione.